Negli ultimi anni ci si è resi conto che l’effetto negativo delle diete piene di ‘cibo spazzatura’ non è sempre diretto, ma anche mediato da un ospite silenzioso e importantissimo per la salute, il microbiota intestinale.
Per microbiota intestinale si intendono quei miliardi di batteri localizzati in particolare nel piccolo intestino, che possono raggiungere una massa di 2-3 chili. Il microbiota facilita la digestione e l’assorbimento degli alimenti che passano dallo stomaco nell’intestino. Tuttavia, la relazione tra il microbiota e il suo ospite, cioè l’uomo, è bidirezionale, nel senso che il tipo di alimenti che compongono la dieta abituale di un individuo è in grado di modellare la composizione del microbiota.
Di anno in anno si vanno moltiplicando i lavori a conferma di questa osservazione, che risale a uno studio molto importante di Carlotta De Filippo e colleghi pubblicato nel 2010 su PNAS. Questa ricerca ha valutato la flora batterica intestinale di un gruppo di bambini di Firenze, paragonandola a quella di un gruppo di bambini del Burkina Faso. I bimbi africani, che hanno una dieta a base di verdura, frutta e fibre, presentavano una maggiore variabilità nella composizione del microbiota intestinale, rispetto a quello dei bambini italiani, che seguono un regime alimentare ricco di carne, fruttosio e altri zuccheri complessi.
Oggi sappiamo che una ridotta variabilità del microbiota intestinale predispone a una serie di patologie come l’aumento della suscettibilità allo stress ossidativo e l’alterazione del metabolismo degli zuccheri e dei grassi, predisponendo a:
- sovrappeso-obesità, in particolare a livello viscerale;
- insulino-resistenza e diabete mellito;
- patologie cardiovascolari;
- tumori;
- steatosi epatica non alcolica.

Chi consuma una dieta ricca di frutta e verdura ha un microbiota ricco di tante specie batteriche diverse (Actinobatteri, Bacteroides, Firmicutes, Proteobatteri), mentre chi indulge in una dieta occidentale o nel cibo da fast food presenta un microbiota ricco solo di Firmicutes. Questo squilibrio predispone a maggior stress ossidativo e a un aumento della permeabilità a livello dell’intestino (soprattutto del piccolo intestino), con conseguente passaggio delle tossine batteriche (soprattutto del lipopolisaccaride batterico) e di altre componenti tossiche nel circolo portale che le veicola al fegato, dove provocano danni. Questo microbiota dalla composizione squilibrata e dalla scarsa variabilità induce un aumento dei livelli circolanti di citochine infiammatorie, che predispongono allo sviluppo di eventi cardiovascolari nel medio-lungo termine. La dieta mediterranea, bilanciata e facilmente accessibile, ci consente di coltivare il nostro amico microbiota intestinale che è molto importante, ci accompagna per tutta la vita e ci protegge da una serie di malattie.
Un grazie speciale alla Dott.ssa Glenda Grossi, medico internista, per il contributo scientifico
